Ansa - Coronavirus: 3 malati reumatici su 4 hanno rimandato visite Indagine Apmarr, problemi anche per il ritardo delle diagnosi - Axess PR
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Ansa - Coronavirus: 3 malati reumatici su 4 hanno rimandato visite Indagine Apmarr, problemi anche per il ritardo delle diagnosi - Axess PR  ansa

(ANSA) – ROMA, 26 MAG – Tre persone su 4 con malattie reumatiche hanno dovuto rimandare visite specialistiche e di controllo. Quasi 7 su 10 non hanno avuto, da parte degli ospedali di riferimento, indicazioni o percorsi ad hoc per gestire la malattia durante l’emergenza. Questi alcuni dei risultati emersi dall’indagine “Le patologie reumatologiche e Covid-19”, realizzata dall’Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (Apmarr) in collaborazione con Helaglobe.
Durante l’emergenza sanitaria i pazienti cronici si sono ritrovati spesso soli, lontani dal proprio medico curante e senza alcuna possibilità di accesso alle strutture ospedaliere. “La malattia – spiega Antonella Celano, presidente Apmarr – non si ferma a causa del coronavirus e ci sono prestazioni e terapie che non possono essere considerate “differibili” con l’inevitabile effetto di un peggioramento del quadro clinico che provoca un incremento dei costi sanitari e sociali”. La difficoltà ha riguardato anche chi doveva eseguire le prime visite. “In questa fase emergenziale – precisa Roberto Caporali, Direttore dell’Uoc di Reumatologia Clinica dell’Asst Gaetano Pini – Cto di Milano e professore di reumatologia presso l’Università di Milano – il problema per noi reumatologi, è stato anche quello di non poter fare o dover ritardare le diagnosi precoci della malattia. Nelle patologie croniche infatti è fondamentale individuare subito l’insorgenza della malattia per poter intervenire tempestivamente. Invece, causa pandemia, molti pazienti con artrite reumatoide in fase precoce non sono riusciti ad arrivare in ospedale”. In un momento quanto mai critico e delicato come quello della Fase 2, è il messaggio di saluto di Sandra Zampa, sottosegretario alla Salute, “è importante confrontarsi per trovare insieme strade comuni che rendano possibile assicurare comunque la presa in carico di ogni persona per le cure di cui ha bisogno”. (ANSA).
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