la Repubblica - Il Covid 19 cambia volto alla sanità integrativa - Axess PR
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Nel mondo delle coperture assicurative legate alla salute cresce la richiesta di assistenza da remoto e di nuove prestazioni, come test sierologici e tamponi

Italiani più attenti alla salute e tra i quali aumenta la richiesta di coperture assicurative capaci di garantire accessibilità anche verso nuove prestazioni come test sierologici e tamponi. Insieme al trend che vede in prima linea la domanda in aumento di assistenza da remoto. Sono alcune delle tendenze messe in moto dalla pandemia di Covid 19 che sta cambiando il volto della sanità integrativa. Il contesto è quello di un paese in cui il sistema sanitario nazionale si ritrova sempre più in difficoltà nel rispondere ai bisogni dei cittadini in termini di cure e di attesa per l’accesso alle prestazioni. Non a caso l’Italia è ai primi posti in Europa per la spesa sanitaria privata che, come evidenzia un rapporto della Commissione europea, è pari al 23,5% di quella sanitaria totale contro il 16% degli altri stati membri.
 
Nonostante questo, evidenzia Marco Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Rbm Salute, la sanità integrativa stenta ancora a decollare pienamente in Italia, anche perché diffusa in maniera disomogenea tra le diverse categorie di lavoratori. “Ad esempio, è fortemente presente tra quelli dipendenti e nel settore delle libere professioni grazie alle casse di previdenza. Mentre per i lavoratori atipici o con occupazioni discontinue è invece meno diffusa perché non esistono aggregatori collettivi, come fondi contrattuali o enti di previdenza di riferimento”. Attualmente sono circa 13 milioni gli italiani con una copertura sanitaria integrativa che “potrebbero raggiungere i 40 milioni se si riuscisse a estenderla a tutto il mondo del lavoro”. Un obiettivo che, secondo Vecchietti, potrebbe essere raggiunto “introducendo degli incentivi fiscali anche per coloro, come autonomi e atipici, studenti e casalinghe, che non hanno un rapporto di lavoro stabile che assorba anche le tutele di welfare e scelgono la sanità integrativa”. Incentivi fiscali che, secondo Vecchietti, andrebbero previsti anche per chi è già assicurato ed estende la copertura ai familiari.

Intanto la pandemia ha portato il settore a doversi confrontare con nuove esigenze. A cominciare da una maggior attenzione degli italiani verso la salute e verso servizi sanitari più accessibili e capaci di intervenire laddove non sia possibile ottenere determinate prestazioni dal servizio sanitario nazionale. “La sanità integrativa si è riposizionata a supporto di queste esigenze, tanto che circa 26 dei 36 fondi contrattuali operativi a livello nazionale hanno attivato delle coperture legate all’emergenza Covid 19, focalizzate in questa fase due su test sierologici e tamponi per il rientro sicuro in azienda”, spiega l’esperto. Si fa dunque sempre più forte la necessità, per chi opera nel settore, di rispondere in maniera tempestiva ai bisogni di cura emergenti.

“Abbiamo ad esempio lanciato delle polizze che assicurano il rischio pandemia”, sottolinea Vecchietti. Sempre su questo fronte, “abbiamo messo a punto un nuovo prodotto che guarda a chi ha avuto il Coronavirus focalizzato sulla riabilitazione respiratoria”. A crescere è infine il tema della domiciliazione delle cure, “considerato che negli ultimi mesi gli italiani hanno sperimentato il valore aggiunto della diagnosi da remoto resa possibile dalla digitalizzazione”. Con una richiesta in aumento, conclude Vecchietti, di servizi che spaziano dalle “consulenze specialistiche alla possibilità di inviare i propri parametri, per chi soffre ad esempio di problemi cardiaci o di diabete, a dei centri di controllo ottenendo assistenza anche quando il medico di base non è disponibile o non si può uscire di casa”.

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